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TELESCOPIO RIFRATTORE.

I rifrattori, inventati all’inizio del ‘600, furono usati da pionieri dell’astronomia, come Galileo Galilei, che proprio qui a Padova ha avuto modo di compiere lunghi e dettagliati studi.

Questo strumento è formato da un lungo tubo chiuso ermeticamente e accuratamente annerito all’interno per evitare riflessi luminosi.

L’ottica è costituita da un obiettivo (o) posto nella parte anteriore del tubo (generalmente si tratta di un doppietto acromatico) e da un oculare (oc) situato posteriormente al telescopio, che serve per ingrandire l’immagine prodotta al suo interno.

 

Per doppietto acromatico si intende un sistema di lenti che consente di eliminare quasi completamente l’aberrazione cromatica prodotta da una lente biconvessa. (B). Dietro a questa viene posta una lente piano-concava (PC) di vetro diverso, che allunga la focale della prima lente e aiuta appunto ad eliminare i difetti cromatici tipici della luce che attraversa un corpo trasparente. Nella parte posteriore, come abbiamo visto, trova posto l’oculare, generalmente dotato di un sistema a cremagliera per avvicinarlo o allontanarlo dall’obiettivo e favorire la messa a fuoco dei vari oggetti

.

I vantaggi di questo sistema sono la robustezza, il facile trasporto (sino a determinati diametri), e l’essere chiuso ermeticamente. Quest’ultimo vantaggio esclude  la formazione di movimenti d’aria turbolenti all’interno, che andrebbero a degradare l’immagine. Oltre a tutto ciò possiamo dire che serve pochissima manutenzione alle ottiche che di solito, una volta collimate, non necessitano di registrazioni particolari. Inoltre se di buona fattura il rifrattore fornisce immagini molto nitide e contrastate anche perché privo dell’ostruzione tipica degli strumenti a specchio dove il piccolo specchietto secondario che devia la luce all’oculare sottrae con la sua presenza una certa quantità di luce allo specchio primario.

Purtroppo, anche il rifrattore non è privo da certi difetti o svantaggi.

In primo luogo abbiamo un sistema di più lenti con molte superfici ottiche tutte da lavorare con estrema cura. Il vetro delle lenti poi deve essere perfetto e corrispondente a determinate caratteristiche di rifrazione.

Inoltre, questo tipo di strumento, superato un certo diametro (attorno ai quindici centimetri), si rende scomodo per la lunghezza del tubo che, con l’aumentare della grandezza dell’obiettivo, diventa sempre più lungo. I rifrattori amatoriali che l’astrofilo può permettersi sono perciò quelli di piccolo formato, da sei a dieci centimetri, non ingombranti e facili da trasportare. Diametri superiori creerebbero problemi per il principiante, vuoi per la lunghezza dello strumento, vuoi per l’elevato costo che con l’aumentare del diametro si fa veramente vertiginoso.

I rifrattori sono costosissimi rispetto ai riflettori di pari diametro; lenti intorno ai venti centimetri possono costare alcune migliaia di euro se di buona fattura relegando questi strumenti ad appannaggio di pochi appassionati. Diversamente in questi ultimi anni è possibile trovare con spese ragionevoli dei telescopi a specchio (riflettori), sino a diametri di 30 – 40 cm con lunghezze di tubo, ancora relativamente contenute. Inoltre la bassa luminosità di questi telescopi a lente, e la loro non idoneità per l’osservazione e la fotografia di oggetti deboli e diffusi quali nebulose, galassie, comete ecc. ne fanno strumenti specializzati soprattutto per l’osservazione planetaria.

Riassumendo, .un rifrattore è più costoso d un riflettore a parità di diametro.

Ha molte più ottiche rispetto ai telescopi a specchio.

Subisce aberrazioni cromatiche e sferiche.

Ha una scarsa luminosità.

A suo favore parlano la grande nitidezza e contrasto delle immagini, la manutenzione scarsa di cui abbisogna e la  minima sensibilità alle variazioni di temperatura.

Questo strumento, relativamente a livelli medi amatoriali, si presta più per osservazioni visuali che per quelle fotografiche soprattutto di sole ( con apposito filtro ), luna, pianeti e stelle doppie.

 

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Ultimo aggiornamento Giugno 2012